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	<title>angelo cianci</title>
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	<description>angelo cianci poeta - poesia</description>
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		<title>&#8216;Vento solare&#8217;-Premessa di</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 12:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Vento solare]]></category>

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		<title>Da &#8220;Gli artisti del giorno&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 11:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I doni del tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli artisti del giorno Recensioni a cura di Marino Antonucci Angelo Cianci &#8211; «I doni del tempo» &#8211; Editrice “Il Lunario” – 1998 – Enna È una raccolta di fresche e sintetiche liriche, in cui palpitano i sentimenti nobili, più reconditi del cuore e i doni misteriosi della vita, scritte con un linguaggio immediato, semplice, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli artisti del giorno</p>
<p>Recensioni</p>
<p>a cura di Marino Antonucci</p>
<p>Angelo Cianci &#8211; «I doni del tempo» &#8211; Editrice “Il Lunario” – 1998 – Enna</p>
<p>È una raccolta di fresche e sintetiche liriche, in cui palpitano i sentimenti nobili, più reconditi del cuore e i doni misteriosi della vita, scritte con un linguaggio immediato, semplice, chiaro e discorsivo, in uno stile morbido, luminoso e forbito. Gli intendimenti e le problematiche varie ed attuali, trattati con raffinato gusto e ricercatezza dell’Autore, dopo approfondite riflessioni, non precludono la speranza, ma lasciati in bilico, come nei «Momenti non finiti», nel rincorrere i suoi pensieri “&#8230;per fermarli / in quel tratto di strada / dove ho lasciato smarriti / non definiti&#8230;”, perché ricordano momenti della sua esistenza, “&#8230;una vissuta – vera, / l’altra vuota&#8230;”, e vorrebbe unire i due periodi uno gioioso e l’altro triste in uno solo, per rivivere la gioventù di un tempo. da «Fermare il tempo».</p>
<p>La poesia «A mia madre», è un inno d’amore e d’immensa gratitudine e riconoscenza per una persona cara scomparsa, che durante la notte ode il continuo palpito del respiro di lei, mescolarsi al suo e nel vedere scomparire, a malincuore, la dolce immagine verso l’alba, gli rimane l’illusione che non vorrebbe mai cancellare e conclude: “&#8230;soltanto questo: / davanti ai miei occhi / la tua accecante luce / di un tempo”.</p>
<p>Originalità, bellezza, sintesi e profondità di pensiero, sono espresse in tutte le altre poesie, composte di pochi e ricercati versi, che però dicono tanto e molto lasciano immaginare, in un consapevole colloquiare, interessante e coinvolgente.<br />
Alfonso Di Benedetto</p>
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		<title>Dal periodico &#8216;Verso il futuro&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 11:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I doni del tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Verso il futuro Periodico di Arte e Cultura Diretto da Nunzio Menna Anno XXXII, n. 32 &#160; Poesia “i doni del tempo” di Angelo Cianci La silloge “I doni del tempo” di Nagelo Cianci presenta la voce della sua poesia come catarsi esistenziale, non progetto né nodo dialettico. Là dove l’abbandono alle immagini ed ai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Verso il futuro<br />
Periodico di Arte e Cultura</p>
<p>Diretto da Nunzio Menna</p>
<p>Anno XXXII, n. 32</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poesia</p>
<p>“i doni del tempo” di Angelo Cianci</p>
<p>La silloge “I doni del tempo” di Nagelo Cianci presenta la voce della sua poesia come catarsi esistenziale, non progetto né nodo dialettico.</p>
<p>Là dove l’abbandono alle immagini ed ai ricordi è confidente una fiamma viva di poesia s’affaccia oltre ogni morte ed umana sofferenza. Tema costante della raccolta appare quello della sopravvivenza della madre-terra espressa dalle varie singole figure di affetti, ricordi, drammi e sofferenze più vivamente sentite dall’intimo del poeta. in un percorso altalenante tra ipotoniche immagini di un reale da crepuscolo e fidente fede surreale la voce del poeta si lascia soccorrere con toni elegiaci dalla magica sopravvivenza di immagini e parole del vivo attimo esistenziale del suo mondo interiore.</p>
<p>Lì più felice si fa il timbro ed il verso e la poesia diventa al poeta frammento del tempo del proprio cuore, giacché è il tempo del poeta che regge l’universo interiore della raccolta.<br />
Luigi di Franco</p>
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		<title>Da il Lunario, recensione di Sebastiano Amato</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 11:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I doni del tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[I doni del tempo Il Lunario, Enna 1998 Memoria e confessione, ricordo e bilancio, coscienza di ciò che è stato e di ciò che è, viatico per il viaggio che resta, accettazione di ciò che sarà. Angelo Cianci, turbato e al tempo stesso sereno nell’accettazione dell&#8217;esistenza, si presenta e ci presenta il suo conto del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 1.5;">I doni del tempo</span></p>
<p>Il Lunario, Enna 1998</p>
<p>Memoria e confessione, ricordo e bilancio, coscienza di ciò che è stato e di ciò che è, viatico per il viaggio che resta, accettazione di ciò che sarà.</p>
<p>Angelo Cianci, turbato e al tempo stesso sereno nell’accettazione dell&#8217;esistenza, si presenta e ci presenta il suo conto del passato e il suo credito per il futuro, che in agguato lo attende e lo sfida. Egli vive l’indecifrabile presente, non si arrende, ma sa che la sua vita acquista senso compiuto solo perché c’è stato il passato ed esiste quel filo sottile, che si svolge nel fluire del Tempo, che tutto trasforma in passato. E il passato può trasformarsi in forza capace di fargli attraversare il presente. L’unica possibilità dell’Io è che tutto diventi compresente. Il presente si illumina del passato e il passato vive nel presente: “un passato e un presente / chiusi in un cerchio di fuoco, / dentro sono io, / nessuno può entrarvi // né io mai / potrò uscirne.</p>
<p>Ora che il viaggio periglioso, in cui talvolta ha gioito e più spesso sofferto, volge verso la meta definitiva ed egli, nocchiero di una rotta che non sempre ha voluto e capito, è stanco e dispera, riaffiora più nitido il vissuto, i momenti e gli attimi illuminati dagli affetti più profondi e teneri. Il nocchiero, allora, si volge indietro per «rivivere» e capire chi è stato e dove è stato, perché così forse capirà dove si trova e il suo occhio, correndo, disgelerà l’approdo, dove, &#8211; non appagato, ma sereno giungerà. Ma non per questo egli conosce le coordinate della sua rotta, perché naviga sempre e comunque «a vista», con tutte le insidie e i pericoli che questo comporta.</p>
<p>Solo così, spera, giungerà al termine del viaggio, che pur si deve compiere, quando il passato, dimensione felice e perduta, mitica nella luce del tempo, epperò sentimentalmente incompiuta, che urge contro il doloroso presente, attraverso la «rimembranza» e il cammino à rabours troverà la «finitezza» nella trama delle parole, semplici e perciò vere e profonde, e nel ritmo dolente, ma dignitoso, della confessione, illuminati dal sole del tramonto. Allora lo sgomento per la sofferenza e il dolore degli uomini, la compassione, la paura del silenzio e della solitudine trovano, non dico, la possibilità della comprensione, ma almeno quella dell’accettazione.</p>
<p>La raccolta di Angelo Cianci non è altro, quindi che il tentativo di scoprirsi, di acquisire l’identità attraverso l’irripetibile peculiarità dell’esperienza. Emerge un frammento di esistenza che aspira a definire tutta l’esperienza esistenziale i questo poeta, che nella semplicità del dettato verbale e fonico trova la sua originale maniera per parlarci e attrarre.<br />
Sebastiano Amato</p>
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		<title>Recensione &#8220;I doni del tempo&#8221; edizioni il Lunario</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 11:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I doni del tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelo Cianci I doni del tempo Edizioni Il Lunario, pp. 70 Qualche anno fa nel suo primo volume di poesie, intitolato emblematicamente “I due volti”, Angelo Cianci esprimeva ripetutamente in versi ora vibranti ora sommessi il suo disagio esistenziale: da una parte l’intuizione di una felicità possibile, appena celata da un ultimo velo che sembrava [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Angelo Cianci I doni del tempo</p>
<p>Edizioni Il Lunario, pp. 70</p>
<p>Qualche anno fa nel suo primo volume di poesie, intitolato emblematicamente “I due volti”, Angelo Cianci esprimeva ripetutamente in versi ora vibranti ora sommessi il suo disagio esistenziale: da una parte l’intuizione di una felicità possibile, appena celata da un ultimo velo che sembrava poter essere facilmente lacerato, se soltanto non fosse stato così dolce indugiare nel presentimento; dall’altra, il ripetersi desolante di una consapevolezza senza scampo: il tradimento operato dalla quotidianità, col suo carico di dolore, ingiustizia, incomunicabilità, sconfitta, morte. In questo modo l’autore dei “Due volti” denunciava di non sapere più quale fosse il suo volto più vero, lo specchio glieli mostrava entrambi con la stessa persuasività. E così pure gli “altri” vedevano ora questo ora quello, e quelli a lui più vicini e cari ne venivano un po’ disorientati. Perché in quei versi vi erano zampilli di gioia, lampi di scoperte entusiasmanti per la loro contagiosa evidenza e poi, alla pagina seguente, o talvolta perfino nelle ultime righe dello stesso testo, la dimessa confessione di una incapacità: l’incapacità di conciliare le opposte esperienze.</p>
<p>Era il recupero di una condizione emotivamente forte, quasi fanciullesca, che suscitava stupore.</p>
<p>Ma ecco adesso “I doni del tempo”. già, il tempo, questo imperturbabile divoratore di passioni, arbitro puntuale di tormentosi dibattiti, disinvolto solutore di enigmi. E allora, gli occhi vedono le cose non più su opposti fronti, ma tutte insieme: le mani dell&#8217;anima diventano operose, s’industriano di ricomporre il disordine e riaggiustare le cose spezzate. Non più confronti e dilemmi, ma indulgente comprensione, fin quasi alla riconoscenza, per ciò che vien dato di ricevere progredendo nell’esistenza, non dimenticando ciò che si è perduto, ma scoprendo una sua nuova collocazione bilanciata. Piccole gocce di quiete dopo la tempesta; un raggio di sole, magari uno solo e breve, una “speranza di luce”, una “bianca luce”, un “punto invisibile” al quale tendere dopo un’“offerta” e una “preghiera” (sono tra i nuovi titoli di queste nuove poesie).</p>
<p>È così che il tempo conduce e trascina nuove e più sottili scoperte e, appunto, trasforma le antiche angosce in “doni”. A patto che le prime siano state vissute e dichiarate. Ancora una volta, la pratica della poesia dilata i confini e scava, e innalza, lo spessore dell&#8217;esistenza.</p>
<p>È il tempo, visto soprattutto come crescente distanza anche dall’evento in corso, che accarezza e consola quegli affaticati poveri esseri, anche brutti, che l’autore vede danzare come “burattini”, mentre rintraccia in essi comunque la gioia, e le loro case sono povere, sì, ma anche ricche” ed essi possono dunque lasciarsi indietro la fatica di vivere. Ed è sempre il tempo che libera dalla densa nebbia di un distacco irreversibile, più che un “bagliore”, una “luce splendente”. Il tempo: esige – primordiale evocazione – d’essere fermato, perché i “momenti” non sono mai “finiti” e lo spazio è angusto. E bisogna cercare di isolare almeno “un giorno in tutto il tempo”. e l’invocazione che esso ci “rapprenda” prima della “disperazione delle cellule”.</p>
<p>L’angoscia non c’è più, la ribellione si trasforma in lucida accettazione, sopravviene una richiesta di complicità, mediante l’adesione al mistero, celebrata con poche parole, a volte anche spezzate, parole che quasi non si curano neppure più, d’essere “belle”.<br />
Anna Curcio</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Recensione di Anna Curcio</title>
		<link>https://angelocianci.it/recensione-di-anna-curcio/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 19:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I due volti]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelo Cianci sembra tendere, con questa sua ricerca poetica, al recupero di un mondo intellettuale originario, connotato soprattutto da stupore e dolore dell’esistenza. L’avvertirsi collocato senza praticabile uscita nel doppio cappio del tempo e dello spazio, non lo conduce però ad un immobile disincanto dell&#8217;esperienza, ma invece al tentativo di risalire la corrente all’indietro, fino [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Angelo Cianci sembra tendere, con questa sua ricerca poetica, al recupero di un mondo intellettuale originario, connotato soprattutto da stupore e dolore dell’esistenza. L’avvertirsi collocato senza praticabile uscita nel doppio cappio del tempo e dello spazio, non lo conduce però ad un immobile disincanto dell&#8217;esperienza, ma invece al tentativo di risalire la corrente all’indietro, fino a cercare d’individuare un possibile errore iniziale, quale potrebbe essere, in questo caso, quello di aver intricato di troppi significati “razionanti” l’immediata totalità magica dei primi apprendimenti della realtà.</p>
<p>L’esperimento che in queste pagine si elabora è piuttosto singolare, almeno nell’attuale quadro delle poetiche, e nonostante il timbro apparentemente dimesso e l’assenza di esiti affaticati o convulsi, non lascino sospettare in questa voce la difficoltà dell’impegno. Si tratta, nientemeno, di ripercorrere un destino vissuto male, rifiutando il soccorso di qualsiasi presupposto fideistico – ogni implicazione del “divino” va qui letta, a nostro avviso, solo in chiave di ripensamento interiore dell’esperienza – e adoperando invece strumenti ordinari, rinvenibili nella consuetudine più oggettiva, strumenti che sono quindi, in definitiva, eterogenei e raramente affidabili, e cioè le componenti di questo quotidiano contraddittorio ed estraniante pur nella sua ossessiva ripetitività, e questa intelligenza ormai aggredita dall’ossido del “già visto”.</p>
<p>Ma va detto subito che proprio in tale aperta denuncia del proprio bagaglio necessariamente malestro, si rintraccia la qualità fondamentale di questa poesia: l’onestà. Vietandosi di trascorrere alto sulle cose in climi illuminanti, ed esponendo anzi la routine della tristezza e del disordine, appena venata qua e là da nostalgie (o coscienza?) di una propria remota compostezza, l’autore finisce con l’approdare a qualcosa che può esser definito pacata distanza, non dall’oggi – anzi spesso puntigliosamente contrappuntato – ma da quei caratteri esasperati e divaganti dall’oggi, che lo rendono oscuro.</p>
<p>Un poeta che descrive le proprie emozioni, e tuttavia non lirico, né tantomeno intimista, ma, parrebbe proprio, essenzialmente votato alla chiarezza, a costo di sfrondare il discorso da presenze rilevanti e consolanti proiezioni fantastiche. E, intanto, tutto attento all’eventuale apparire di segni che possano identificare, da diverso avvio, un percorso alternativo alla nostra storia: un “come avremmo potuto essere”.</p>
<p>Come si rende possibile questo coesistere di amara sapienza e generosa disponibilità alla scoperta?</p>
<p>Già tutto vissuto, sofferto, e talvolta perfino deriso: e intanto, a mani giunte, questo attendere e indagare, questo riconoscimento dell’inconoscibile, il che equivale a ipotizzare una resa di ordine mistico, in cui parole di arcana semplicità come “cielo”, “pianto”, “stelle”, “occhi”, “giustizia”, e così via, tornino a significare rapimento e immedesimazione. Una condizione di umiltà, ma nello stesso tempo esaltante, da “primo raggio di sole sul primo filo d’erba”, è quindi il traguardo ambito, da raggiungersi solo dopo aver interamente consumato tutte le superbie della conoscenza, e mediante la volontaria adozione di questa scrittura autentica, assolutamente priva di trucchi, una rarità.</p>
<p>È, infine, un appassionante questione aperta, i cui termini sono del resto resi abbastanza espliciti, in quella che può essere definita un’indicazione programmatica, nel testo della poesia che dà il titolo alla raccolta:</p>
<p>“&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>ho visto in me due volti:</p>
<p>uno rivolto verso il cielo</p>
<p>intento a scoprire segreti ed arcani,</p>
<p>l’altro più scaltro e beffardo</p>
<p>occupato a smarrire il ricordo”.</p>
<p>Anna Curcio</p>
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		<item>
		<title>Recensione di Renato Civello a &#8216;I due volti&#8217;</title>
		<link>https://angelocianci.it/recensione-di-renato-civello-a-i-due-volti/</link>
		<comments>https://angelocianci.it/recensione-di-renato-civello-a-i-due-volti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 19:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I due volti]]></category>

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		<description><![CDATA[“I due volti” I libri di poesia fioriscono oggi più che mai, eppure, la poesia quasi sempre è la grande assente: ne è responsabile in gran parte il velleitarismo sperimentalistico, che dispone le parole come arabeschi o complicate architetture, con la pretesa di spazzar via il buon senso più o meno tradizionalista senza preoccupazione alcuna [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“I due volti”</p>
<p>I libri di poesia fioriscono oggi più che mai, eppure, la poesia quasi sempre è la grande assente: ne è responsabile in gran parte il velleitarismo sperimentalistico, che dispone le parole come arabeschi o complicate architetture, con la pretesa di spazzar via il buon senso più o meno tradizionalista senza preoccupazione alcuna per la “coralità”, per una linea comunque emozionale; ma vi è anche implicata quella che io chiamerei “adiaforìa discorsiva”, un tipo di indifferenza che non ha nulla da spartire con la serenità degli stoici e che è invece disponibilità a versificare con disinvolta anonimia, fuori d’ogni profonda e maturata partecipazione. Ecco perché mi risulta non opinabile, ma sicura e totalmente avvertita, l’opera del siracusano Angelo Cianci.</p>
<p>Poesia di pensiero e poesia d’immagine, questa del Cianci; in cui gioca un ruolo primario il sentimento, portato sulla piattaforma delle consonanze esistenziali. Linguaggio di recupero, dunque, straniero alle pure virtualità del nuovo pericoloso conformismo: un argomentare musicalmente filtrato che riscopre i cicli primordiali del destino di sempre. Dietro l’individuo, che sedimenta la propria cronaca in una insistita voce d’amore e di dolore, l’allegoria inquietante dell’uomo totale esalta ogni sillaba in grido e dà alla macerazione il peso di una dialogante morsura. L’analisi minuta che passa attraverso gli aspetti quotidiani, dalle sequenze domestiche alle categorie delle ipotesi brucianti, diventa in Angelo Cianci persistenza meditativa e contemplativa; quasi una sintesi vibrante, e coordinata tenacemente agli impulsi, di un vitalismo interiore che non esita a farsi monito e presagio.</p>
<p>L’interrogativo del poeta rimane sempre condizionato dalla vita, ma anche da essa gratificato e tradotto in pienezza di sensazioni: in Solitudine Cianci scrive che avrebbe raggiunto “&#8230; quel silenzio che sfiora – l’eterno, se la cornice – di solitudine non fosse stata spezzata – dal fruscio di un ruscello, &#8211; dal soffio del vento, dalla brezza tra i rami, &#8211; dal canto di un gufo: &#8211; dalla vita, appunto”. Qui e altrove (e può essere il messaggio affidato alla rondine, la dialettica dei due volti, “uno rivolto verso il cielo – intento a scoprire segreti ed arcani, &#8211; l’altro più scaltro e beffardo – occupato a smarrire il ricordo”, i fantasmi che appaiono “nel crepuscolo incenerito”, o in Vulcano la “&#8230;correzione – di ciò che credevamo – divinamente ordinato”, il filosofare è in fondo antiteorico: di memoria leopardiana, direi, connaturato al vivere e perciò tutt’uno con il fare poetico.</p>
<p>Angelo Cianci avverte con un accoramento senza fine la dimensione del tempo, calata nell’io e nel sociale, segnata da tutte le contraddizioni e da mille paure. Questa è la sua filosofia, ma anche la sua inseparabile, necessaria intimazione di canto. Ora vede la donna che galoppa sul bianco cavallo e si ferma sull’orlo del precipizio, fermata miracolosamente dal suo grido; ora riflette sull’uomo contemporaneo, sulla “macchina programmata a scoprire”, ma “scoprire in un modo impietoso, &#8211; smemorato, frettoloso, &#8211; che divora se stesso”, risuscitando il mito di Kronos che divora i suoi figli. L’immagine non è riferibile ad alcuna codificazione letteraria, perché coincide, senza arbitrarie mediazioni, con l’energia generosa dell’anima.</p>
<p>Con questa poesia di Cianci siamo pertanto egualmente lontani dalla classicità accademizzante e dai languori tardo-romantici, soprattutto al crepuscolarismo e dall’intimismo. Le grandi esemplarità sono testimoniate con una consapevolezza che è tutta del proprio clima, della propria attitudine a percepire con tremore ed angoscia. E persino quando il pensiero, come in Eternità, affronta il problema della trascendenza con delle interrogazioni allucinate, non si registra frattura alcuna nei riguardi di un contenuto sostanzialmente poetico. Fatto è che Angelo Cianci è uno di coloro, sempre più pochi, che riescono a fare il silenzio in se stessi per ascoltare le voci che contano, quelle che fra il “tanto daffare che c’illude” di cardarelliana memoria accompagnano parallelamente gli itinerari della intelligenza e del cuore: il suo animo è “circondato – da una polvere di quiete”, come scrive l’autore con ardita espressione in L’altro mondo; ed è questa la determinazione ideale per sottrarsi all’usura della terrestrità e cercare gli alti approdi dell’essere.</p>
<p>Sotto il profilo stilistico è da dire che i versi di Cianci sono immuni da cultismi lessicali e che anche l’innesto della metafora, necessario in una poesia ad un tempo spontanea e pensata, contestuale e riflessa, è sempre calzante, venendo fuori da una appassionata stagione della coscienza.<br />
Renato Civello</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Premessa di Giorgio Agnisola</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 19:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Momenti visivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Subito prende, della poesia di Angelo Cianci, un senso come di tesa e sottilmente drammatica ricerca di sé: una ricerca che si consuma tutta all’interno degli spazi dell’essere, che anzi dell’essere fa il punto di forza e di limite della propria esistenza, di accettazione e di negazione, entro un dualismo ideologico ed espressivo in apparenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #c0c0c0;"><b><br />
</b><i style="line-height: 1.5;">Subito prende, della poesia di Angelo Cianci, un senso come di tesa e sottilmente drammatica ricerca di sé: una ricerca che si consuma tutta all’interno degli spazi dell’essere, che anzi dell’essere fa il punto di forza e di limite della propria esistenza, di accettazione e di negazione, entro un dualismo ideologico ed espressivo in apparenza lieve, descritto con pudore, in realtà teso, lacerante, inconcluso (&#8230;sento bussare / nell’animo mio / il pianto, la speranza, / il grido alla vita / di coloro che cercano / di ritrovare se stessi). </i><b><br />
</b><i> Pure, nulla sembra a primo sguardo agitare la superficie del verso, che si snoda leggero, segnato da un timbro sommesso della voce interiore, accorata e trattenuta, mai ridondante, mai esuberante, composta, dignitosissima. Sicché la forma di questo esplorarsi ed esplorare appare alla fine di una semplicità disarmante, che riflette un quieto rimordere della coscienza, un affannoso adattarsi alla vita che è stata, che sarà, un cogliere inquieto di quei segni di mistero che la vita tende come un arco teso nella sensibilità e nella coscienza.<br />
La condizione del poeta si divide tra staticità e dinamismo, la staticità del pensiero, il dinamismo della parola: una parola metaforica che annette le emozioni ed i sentimenti del profondo, che riverbera i motivi intimi, dolorosi e solari, della vita, che consegna quella vena di tristezza smagata e persistente che attraversa come una vena sotterranea tutta la poesia, ma che è anche vigilia attesa di un riscatto, come di “superbi animali / a guardia delle tempeste.È il dramma del dubbio (Se potessi nel tempo / trovare l’utilità dell’essere), della condizione interiore di chi sulla soglia del cuore attende la luce. Oltre è il mistero, impenetrabile, infinito. Da questo scarto tra l’essere e il sentire deriva un sentimento di intensa pietà umana: “Non corpo sembrava / ma ombra riflessa sul muro”. E qui la poesia di Cianci ha versi tiepidi, partecipi, dolcissimi: come un quieto affollarsi della voce commossa, come un riflesso ondulato della coscienza addolorata. Il dialogo allora, il dialogo con l’altro da sé, con chi si ama diventa come l’emblematico percorso di una storia interiore, come la salvezza possibile in un comune destino.<br />
Ma resta il mistero. La soglia del possibile si scontra con la soglia dell’inconoscibile (Beffardo tempo /perché non ci sveli uI segreto che nascondi/dietro le quinte /quando cala il sipario /sul palcoscenico della vita&#8230;). Il pensiero dell’oltre giunge come un tormento nel cuore che è vissuto “ora dopo ora / alla ricerca del sapere </i> “. <i>Sicché la vita è sospesa tra tristezza e infinito. L’immaginazione si proietta sul dopo: “Quando i miei passi / non faranno più rumore / </i>&#8230; <i>/ né il grido d’amore / sarà più dipinto /sulle acque argentate”. E il poeta chiede all’infinito di adagiarlo “sull’isola sconosciuta”.<br />
È il silenzio infine a far da trama a questo universo interno che distilla grani di pietà per sé, per gli altri. Quel silenzio che oltre la soglia, nel varco della luce, tutti accomuna, tutti accoglie nel suo “invisibile mantello </i></span></p>
<p align="right"><span style="color: #c0c0c0;"> <i><br />
<b>Giorgio Agnisola </b></i></span></p>
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		<title>Donazione</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2014 11:47:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Donazione &#160; Vorrei il volto tuo dalle bianche ombre accarezzare, nella luce degli occhi tuoi avvolgermi e a mani giunte l’animo mio donarti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Donazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei il volto tuo</p>
<p>dalle bianche ombre</p>
<p>accarezzare,</p>
<p>nella luce</p>
<p>degli occhi tuoi</p>
<p>avvolgermi</p>
<p>e a mani giunte</p>
<p>l’animo mio</p>
<p>donarti.</p>
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		<title>Maschera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2014 11:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[poeta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Così mi nascondo, &#160; agli altri sorrido, &#160; composto atteggio il volto, &#160; chiudo nel cuore &#160; la solitudine, la malinconia, &#160; il silenzioso pianto &#160; della mia anima, &#160; ma quanto sforzo! &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style><!-- /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:1; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-format:other; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;}  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:IT;} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt;} @page WordSection1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:72.0pt 90.0pt 72.0pt 90.0pt; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.WordSection1 	{page:WordSection1;} --></style>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Così mi nascondo,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">agli altri sorrido,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">composto atteggio il volto,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">chiudo nel cuore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">la solitudine, la malinconia,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">il silenzioso pianto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">della mia anima,</p>
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<p class="MsoNormal">ma quanto sforzo!</p>
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